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Patrimonio culturale

Torre del castello di Grondona

Dopo aver attraversato lo Scrivia ad Arquata, ci si immette nell’ampia valle del suo affluente Spinti e, dopo breve tempo, è possibile scorgere, da lontano, una torre che si erge sola su di un rilievo. È quanto resta del castello di Grondona, che il 23 aprile 1934 franò con il monte Asserello sull’abitato del paese, causando morti, feriti e la distruzione di molte abitazioni. Questo unico frammento di architettura militare è una torre cilindrica con uno splendido portale in pietra e ancora visibili tracce di un bordo ad aggetto sulla sua parte sommatale, coronamento che un tempo probabilmente sorreggeva il tavolato  ligneo del cammino di ronda.

Torre di San Colombano

Scendendo lungo la Valle Spinti, quasi al termine della conca, in prosimità di Variana e Chiapparolo, l’attenzione viene catturata da una torre che si innalza all’interno del cimitero, unico resto dell’antica chiesa di San Colombano. Le proporzioni del saliente, sovradimensionate rispetto a quelle di una normale torre campanaria, fa presupporre ad una doppia funzione di essa, ossia di campanile, per la presenza di ampie aperture e della cella campanaria in laterizio seicentesca, e di torre vera e propria.

 

Chiesa dell’Annunziata

Le informazioni storiche sulla chiesa della Annunziata sono scarse, si pensa ad una origine gotica con volte a crociera, anche se l’impianto dell’edificio e la presenza del portale, fanno pensare ad un’epoca precedente. Da un interessante studio svolto dalla professoressa N. Gabrielli risulta una sopraelevazione dei setti murari e della pavimentazione nel 1638. La fotografia riproduce la facciata della Chiesa della Annunziata.

Chiesa N.S. Assunta

Santa Maria Assunta (chiesa del cimitero) uscendo dal borgo, in direzione del fondovalle, si incontra, allineata alla strada, in prossimità del cimitero che ne ingloba un fianco e parte dell’abside, della chiesa di Santa Maria Assunta. Era questa la primitiva chiesa, che sorgeva, come, oggi, fuori dell’abitato, nella giurisdizione, insieme a Sasso e a Lemmi, della pieve di San Vittore di Borghetto di Borbèra. Ristrutturata e ampliata intorno alla metà del XVII secolo (1645-1647), utilizzando anche materiali proveniente dall’abbattimento dei fianchi, conserva alcuni parti della chiesa primitiva risalente ai secoli XII-XIII: una sezione di parete nord in prossimità dell’abside, caratterizzata da una cornice con peducci alle falde della copertura; il portale e la muratura di facciata fino all’attacco della serliana, il campanile almeno fino alla risega del primo piano, alcuni conci scolpiti inseriti nella successiva tessitura muraria. Molto interessanti, che meritano di essere evidenziati, sono: il portale con arco a tutto sesto, decorato da una lunetta scolpita con l’immagine di una Croce, tre gigli e una mano benedicente. Il campanile si eleva su quattro piani segnati esternamente da cornici a denti di sega con specchiature ad archetti pensili ciechi. La cella campanaria è aperta da bifore con pilastrino concluso da un capitello a stampella. Lungo le pareti interne e sui pilastri si trovano diversi affreschi, che mostrano i santi della devozione popolare. Di particolare importanza è un affresco posto sulla sinistra raffigurante la Vergine nell’atto di bastonare il diavolo tra i Santi, firmato Antonio Barbe 1649. Sul presbiterio a sinistra esula dalla decorazione seicentesca un lacerto di affresco della prima metà del secolo XV con la Madonna con il Bambino tra i Santi Pietro e Paolo contornato da cortine rette da angioletti frutto di un successivo INTER.POL. A destra capeggia un affresco del secolo XVII con l’effigie della Madonna di Loreto affiancata dai Santi Carlo,Giovanni Battista, Bartolomeo e Agata a dal committente, nella navata destra, al centro, è addossato il grandioso altare tardo barocco che doveva contenere il gruppo ligneo della Madonna del Rosario,oggi in parrocchia.

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Ultima modifica: 30 Settembre 2021 alle 17:18
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